Io

Lullo Sergi, mons. Belluomo Anello e io

Spesso e volentieri mi capita di consultare l’archivio storico de la Repubblica per leggere vecchi articoli su Crotone, la Calabria e l’Italia in generale. E’ una piccola macchina del tempo che colma lacune anagrafiche e non solo. Circa un mese fa, mentre leggevo della prima storica elezione di Pasquale Senatore a sindaco di Crotone, con la sinistra che voleva – pensate un po’ – scaricare lo sconfitto Enzo Sculco, allora esponente di peso dell’Ulivo, noto la firma di Pantaleone Sergi. L’ennesima sotto l’ennesimo articolo di carattere regionale. Decido quindi di googlarlo perché incuriosito da un nome, Pantaleone, che mi richiamava la vicina Papanice, e dalla necessità di conoscere quello che avevo intuito fosse stato il corrispondente dalla Calabria per il quotidiano fondato da Scalfari.

Non soltanto la ricerca mi porta a conoscenza della lunghissima carriera di Sergi – fu anche il fondatore dell’allora Quotidiano della Calabria, oggi Quotidiano del Sud – ma mi apre un mondo. Dalla pagina Wikipedia leggo infatti che è a nato a Limbadi, in provincia di Vibo Valentia. Lo stesso comprensorio da cui proviene la mia famiglia e di cui il mio prozio, mons. Salvatore Belluomo Anello, grande prelato di Calabria, fu vicario del Vescovo nonché una vera e propria istituzione, un punto di riferimento per l’intera comunità vibonese a cui ha dato tutto sia dal punto di vista umano che economico (ha dilapidato l’intero patrimonio personale e l’intera eredità ricevuta dalla famiglia). Con mio padre avevano un rapporto incredibile, come scrissi tempo fa su queste pagine.

E grazie a Natale Pagano, storico collaboratore del monsignore, oggi a Nicotera esiste un museo che porta il suo nome, al cui interno è possibile ritrovare molte cose. A Motta Filocastro, invece, gli è stata dedicata una piazza insieme alla sua inseparabile sorella Sarina Belluomo Anello.

Scopro inoltre che alla trentennale attività giornalistica, Sergi, ha affiancato una piccola parentesi politica ricoprendo, proprio a Limbadi, la carica di sindaco nei primi anni 2000. Decido quindi di scrivergli, spinto soprattutto dalla costante necessità di placare, o meglio attenuare, questa sete di ricerca. Trovo una email, ne trovo un’altra e alla fine il professore mi risponde dicendomi «sì Antonio, appena ho un po’ più di tempo ti scrivo».

Una notizia bellissima. La possibilità che un grande cronista, già inviato speciale, oggi scrittore (anzi, «uno che ha scritto un romanzo»), impegnato proprio nelle presentazioni della sua prima fatica letteraria “Liberandisdòmini“, possa cedermi alcuni suoi ricordi legati a un pezzo storico e nobile della mia famiglia è per me una cosa preziosa come poche altre.

Passa un po’ di tempo e di email dal professor Sergi nemmeno l’ombra. Tentato dal sollecitarlo, il suo impegno mi dissuade. Sarebbe irrispettoso. Mi ha detto che mi scriverà e di certo lo farà. Come infatti venerdì pomeriggio mi arriva una email il cui contenuto è del tutto inaspettato: «Caro Antonio, domani presenterò il mio libro a Crotone». Il caso. Le coincidenze. Non non lo so. Sapevo del suo libro ma non del tour, men che meno di un suo probabile approdo a Crotone. Sta di fatto che il giorno seguente mi presento al Dopolavoro Ferroviario, luogo dell’evento, un’ora in anticipo. Nello stesso momento da un’auto bianca scende un uomo coi capelli brizzolati che si avvicina e mi chiede: «Scusi, saprebbe indicarmi l’entrata del Dopolavoro Ferroviario?». Lo guardo bene e capisco che è lui. «Dovrebbe essere quella, comunque sono Antonio Belluomo Anello caro professore».

E da lì inizia la nostra lunga passeggiata tra racconti, ricordi e aneddoti incentrati sulla figura del mio prozio, uomo indimenticabile, del quale avevo portato con me una foto e che a “Lullo” – come lo chiamano gli amici – ha fatto piacere rivedere. Ma il vero piacere è stato mio: conoscere un grande giornalista e soprattutto un uomo piacevole e intelligente con cui – indirettamente – condivido un minuscolo pezzettino di vita legato alla mia famiglia e alla sua lunga, nobile e travagliata storia.

Grazie prof.,
alla prossima.

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