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“Liberi e Uguali” da Natale a Santo Stefano

Quando Civati, Bersani e Fratoianni annunciarono di aver trovato in Pietro Grasso, Presidente del Senato ed ex magistrato, la quadra intorno alla quale costruire il nuovo soggetto politico alla sinistra del Pd rimasi allibito per superficialità della scelta. Dopo anni di battaglie (pseudo) ideologiche e (pseudo) idealiste, dentro e fuori dal Pd, i pasionari a sinistra hanno scelto uno che di sinistra non ha nemmeno la mano con cui scrive.

Motivo unico, infatti, per cui oggi Grasso si trova alla guida di questo ennesimo agglomerato di sinistra risiede nella sua scarsa predisposizione politica e nel suo bel nome da ex magistrato antimafia da spendere mediaticamente. Nient’altro. Grasso non ha un profilo da leader, non è un uomo di sinistra, non è un uomo politicamente capace nel senso stretto del termine e soprattutto ha meno carisma dell’uomo talpa: ciancia di cose di sinistra, come scuola e sanità, ma non esprime un concetto men che meno uno originale. E’ semplicemente un signore che, in virtù del suo passato da magistrato, è stato catapultato in politica dal Pd nel 2013. Il che di per sé non è gravissimo, lo diventa però quando Pietro Grasso viene venduto come federatore, uomo di polso e di sinistra. Balle. Pietro Grasso non ha idee, non ha storia, non ha niente a parte il nome. Sarebbe stato quantomeno singolare se un gruppo simile si fosse affidato a un tale che oltre a non essere di sinistra non ha una storia politica. E infatti, Grasso, è semplicemente un leviatano buono a cui i vari leader delle varie formazioni interne a LeU hanno ceduto – per questi mesi di campagna elettorale, ovviamente –  un po’ di loro stessi per evitare di litigare sin da subito e darsi un’immagine quanto più nuova possibile e allo stesso tempo credibile (roba che Fratoianni avrebbe reso di più). Hanno scelto un esterno senza particolari ambizioni che non gli creerà problemi di tipo leaderistico ma che al contempo non offrirà nulla dal punto di vista della sostanza. Un nonnino buono che si lascia trasportare dai suoi nipotini. Per l’unità. E forse anche per un pizzico di narcisismo.

Ma la realtà è che resteranno Liberi e Uguali fino al 5 marzo (o giù di lì), prima di diventare Autonomi e Diversi, e che Pietro Grasso farà la fine di Monti (senza i voti degli altri avrebbe fatto quella di Ingoria): lascerà tutto – non appena il gruppo si sfascerà – e se ne tornerà a casa, dalla famiglia, in pace e serenità. Perché non è cosa sua. Si vede. Si è fatto coinvolgere ma è già stufo. E all’interno di LeU tutto è già morto: in Calabria quelli di Possibile si sono tagliati fuori, i candidati nel resto del Paese sono stati scelti in modo pressoché identico a come li ha scelti il Pd, i malumori sono all’ordine del giorno ecc ecc. Le solite cose a sinistra. La solita sinistra poltronara che tutto fa tranne intercettare i reali bisogni del suo elettorato perché incapace di elevarsi restando coi piedi per terra. Non a caso si litiga sulle poltrone, proprio come nel Pd. E proprio come nel Pd si usano paracaduti e trucchetti vari. E’ una guerra fra bande.

Eppure dalla loro avevano una ragione di fondo che li poteva rendere iper credibili, vale a dire l’arroganza di Renzi che in pochi anni ha umiliato la minoranza rendendo di fatto il Pd una camicia bianca su misura sua. Potevano, come fanno, menare duro su questo e dire “noi non ci riconosciamo più in questo Pd”, potevano farlo e praticarlo ma alla fine si sono ritrovati tutti insieme in un non – partito che quando accusato di aver aperto le praterie alla destra dice: “No, chi vota noi non voterebbe il Pd. Se non ci fossimo noi voterebbero 5S o starebbero a casa. Noi gli abbiamo dato un’opportunità perché non si riconoscono più in quel simbolo”. Tant’è vero che nel Lazio si candidano insieme al Pd con la scusa che “Zingaretti ha un profilo di sinistra” a differenza di un berlusconiano come Gori in Lombardia. Il che è vero ma rende tutto questo percorso estremamente ridicolo: “gli elettori di LeU non voterebbero mai per il Pd” ma il 4 marzo, election day, voteranno per LeU e il Pd nel Lazio mentre solo per LeU in Lombardia e ancora solo per LeU nel resto d’Italia. Una bomba di ipocrisia che non li farà esplodere anticipatamente solo perché Renzi è così invotabile che ormai si accetta tutto. Anche la storiella che Grasso sia un novello Che Guevara e Liberi e Uguali un partito vero e duraturo. Più o meno da Natale a Santo Stefano.

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