Io

Cara Rebus, non sarà più la stessa cosa 

Cara Rebus,

non sarà più la stessa cosa non trovarti lì dove sei oggi (dal 1997). Arrivare davanti alla tua porta e fermarsi davanti alle tue due vetrine, prima di fare le maestose scale, mi mancherà.

Hai sempre avuto un fascino incredibile, alimentato anche dalla qualità dei prodotti che hai sempre ospitato con eleganza e con forte attenzione ai particolari, curati e mai banali. Per non parlare di quel silenzio, custode della tua unicità, che, unito a quell’odore meraviglioso che da nessun’altra parte si può trovare, ha fatto innamorare chiunque sia passato da te in tutti questi anni. Hai rappresentato il paradiso per molti e il nulla per altrettanti.

Rebus cara, venire da te ha sempre avuto un sapore diverso. Hai avuto il classico non so che di speciale che caratterizza i luoghi storici. È come se le tue scale fossero difficili da scendere per il gretto provincialismo che caratterizza l’anima di questa terra. Una volta superata la rampa di marmo, ovvero una specie di purgatorio che divide la triste e tediosa città da te, è come se si entrasse in un’altra dimensione, del tutto estranea a Crotone: una rarità in un territorio così sfiancante e tristemente omogeneo nella mediocrità dei suoi luoghi e dei suoi pensieri.

Oggi sei ancora lì, a rappresentare un’istituzione. Ma non per molto. Da gennaio, fatte le tue scale, troveremo vestiti firmati per bambini. Niente più penne, quaderni, agende, inchiostri e ricambi di tutti i tipi. Solo vestiti che nemmeno potremo comprare. Tu, per fortuna, non sparirai, cambierai soltanto – si fa per dire – sede. Un centinaio di metri più avanti da dove sei oggi: prenderai il posto del negozio di vestiti che prenderà il tuo. Un gioco di parole che nulla ha a che fare col tuo storico nome.

Una scelta obbligata dalle tasse troppo alte; dalla grandezza del locale che non si conciliava più con le vendite, diminuite rispetto agli anni passati. Ma non sarà più la stessa cosa perché tu, cara Rebus, sei sempre stata lì a rappresentare un luogo magico, importante, unico e di riferimento. Un’istituzione, per l’appunto.

Quando mio padre mi portava da te per comprare le cose di scuola io mi incantavo letteralmente davanti alle tue vetrine; e quando era lui a dover comprare penne e agende personali (un’infinità), io riuscivo sempre a strappargli qualcosa anche se non mi serviva realmente. Ho sempre subito il tuo fascino.

Pure per questo, ieri, quando il tuo papà mi ha messo al corrente di questa situazione, con una naturalezza incredibile, evidentemente figlia di un enorme dispiacere, mi sono sentito triste. E ieri, come sempre mi accade, nel tragitto da casa mia al negozio, ho pensato ai tempi dello zaino dei Pokemon coi buchini alle spalle (per far traspirare non si sa bene che cosa) che tanto chiesi a mio papà per affrontare la prima elementare o quando scendevamo da te per comprare «le cose che servono a papà».

Ad maiora, cara Rebus.

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