Io

La minimizzazione dei Democratici conniventi

Sentire una rampolla di casa Renzi derubricare a folclore il clientelismo di Enzo De Luca è gravissimo, urticante, disarmante. Si sa: la clientela è l’anticamera del voto di scambio; la resa della politica delle idee a quella dei potentati; un insulto alla questione morale. Insomma, è il tipo di politica che domina i partiti (Forza Italia, Partito Democratico, UDC) ma di cui spesso non si hanno le prove. Poi, quando escono fuori, arriva la Bonafè e cita Crozza, minimizza, parla di folclore.

Ma non è colpa di questa Bonafè, una quota rosa utile solo alla campagna rottamatrice di «Renzi #1»; i veri responsabili sono i dirigenti di partito, quelli che potrebbero togliere la tessera ai De Luca e che invece sognano di darla anche a Sculco.

Perché, parliamoci chiaro, i voti sono come i soldi: non hanno odore. E spesso, questi due elementi, sono direttamente proporzionali, sono facce della stessa medaglia. E allora a nessuno importa nulla, nemmeno quando la melma viene a galla («fai la clientela come solo tu sai fare»). E poco importa che i voti potrebbero essere in odore di malavita, l’imperativo è vincere. La connivenza è massima: all’interno dei partiti tutti sanno da dove vengono i voti, chi li porta puliti e chi sporchi. L’importante è fare finta di niente, tirare diritto e parlare di democrazia. Soprattutto sei ti chiami Partito Democratico.

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